“Entrare in un rapporto interpersonale è un’avventura che richiede coraggio e sicurezza di se stessi e allo stesso tempo il dubbio in se stessi. Una situazione che richiede riflessione. Più importante che credere nelle tecniche è credere nella possibilità che si può capire se stessi come attori nel campo del rapporto e che questa è la cosa più importante”.

 

Johannes Cremerius

IL MIO APPROCCIO
 

Ho studiato presso Il Ruolo Terapeutico di Genova, in particolare il pensiero di Milano di Sergio Erba che interpreta la psicanalisi in maniera moderna, incentrando la terapia sulla relazione paziente - terapeuta. E' la relazione - regolare, definita nei ruoli, costante - la chiave attraverso la quale liberare il pensiero e approfondire in maniera guidata la conoscenza del proprio Io, innescando il cambiamento necessario a trovare, o ritrovare, un nuovo benessere. In uno spazio protetto, riservato, accogliente c'è una persona che mette al servizio dell'altra anni di studio, competenze acquisite nel tempo ma anche umanità e comprensione. Questo è il semplice presupposto da cui inizia il percorso terapeutico.

 

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PERCHE' FACCIO QUESTO MESTIERE
 

Quello del terapeuta è un mestiere complesso perchè ha a che fare con l'altro. Un altro che si rivolge a noi per mettersi in discussione, mettendosi a nudo in una condizione di fragilità (pur solo percepita e non reale). Trattandosi di un mestiere sarebbe corretto dire "fare i terapeuti", eppure credo che sia necessario "essere terapeuti". Il terapeuta è infatti prima di tutto una persona e, come tale, in costante mutamento, irripetibile, unico. L'originalità e la creatività con le quali interpreta le incombenze del ruolo e i limiti e le disfunzioni dovute alla sua personale "malattia" sono personali e si modificano a seconda della persona che, in quel momento, è davanti a noi, come paziente. Per questo è fondamentale che il terapeuta, per quanto esperto, segua in maniera permanente un interlocutore esterno (analista personale, formatore, supervisore, confronto con colleghi) che lo guidi a sua volta nel duplice percorso che lo interessa: da una parte per capire e fronteggiare la propria ferita primaria, vale a dire la ferita incurabile e primordiale che ognuno di noi si porta dentro anche dopo la propria analisi personale, la può guardare e accettare, ma non guarire, dall'altro lato per analizzare e rispondere correttamente ai bisogni e ai desideri del paziente. Anche per questo negli anni mi sono specializzata in particolare nella gestione di pazienti oncologici per supportare loro e le loro famiglie nel difficile percorso di accettazione della malattia.